Superlavoro a partire da domenica scorsa per la Protezione Civile e per la Provincia durante l’emergenza maltempo che, nella sua prima parte, ha dovuto vedersela con il black out che ha interessato migliaia di persone. E non è ancora finita. Dopo giorni passati ad organizzare i mezzi per spalare la neve sulle migliaia di chilometri di strade provinciali e quelli per “salare” le strade in modo da prevenire il formarsi di lastre di ghiaccio, ora è il freddo del prossimo week end a preoccupare tecnici e amministratori. Con la previsione di temperature in caduta libera a partire da oggi e fino a tutto lunedì (si parla di un picco massimo di -15 gradi sabato e domenica), sono in azione i mezzi spargisale che cercheranno di ricoprire i manti stradali con una miscela che preveda un maggior apporto di salgemma rispetto alla sabbia con la quale è mischiato. «Ma a -5 gradi il sale non “lavora” più -spiegano dalla Provincia - quindi se le temperature scendono così tanto come previsto, neanche questo provvedimento potrà salvare gli automobilisti da condizioni difficili di circolazione ». Il consiglio è quello di spostarsi solo se strettamente necessario e di farlo solo se l’automobile è dotata di pneumatici termici il cui uso, peraltro, è obbligatorio su tutta la rete di strade provinciali. Un’ordinanza molto contestata ma che in questi giorni ha invece dato i suoi frutti, visto che si sono ridotti i casi di mezzi bloccati dalla neve sulle strade. Quelli che hanno creato un maggior disagio sono stati il Tir che si è messo di traverso sulla salita per Dusino San Michele e l’altro che ha fatto la stessa fine alla Bazzana. Proprio per monitorare meglio la viabilità provinciale, il Prefetto ha disposto che mercoledì e giovedì le forze dell’ordine intensificassero i controlli sulle strade, soprattutto lungo le principali direttrici da e verso il capoluogo. Da sabato notte a ieri pomeriggio sono stati fatti diversi passaggi di spalatura e di spargimento sale, con un conto finale che dovrebbe superare i 500 mila euro per una settimana di interventi considerando che la sola giornata di domenica scorsa è costata 200 mila euro. Fra gli interventi più curiosi dei mezzi della Provincia quello a Tonengo, la notte scorsa, per fare strada in mezzo alla neve ai Vigili del Fuoco chiamati per l’incendio di un camino in cascina. Casa evacuata, famiglia ospitata dal Comune e rifocillata dalla Croce Rossa.
Assolti agenti ma non con formula piena
Un’assoluzione e quattro “non doversi procedere” hanno chiuso il processo in primo grado a carico di cinque agenti di polizia penitenziaria accusati di maltrattamenti e vessazioni varie all’interno del carcere di Quarto a carico di due detenuti. La sentenza, l’ultima astigiana per il giudice Crucioli, è arrivata dopo neppure un’ora dal termine delle arringhe dei difensori. Dopo le requisitorie dei pm Giannone e Blanc che avevano concluso per una sola assoluzione e quattro condanne e dopo l’intervento delle parti civili pure loro convinte della colpevolezza degli agenti tanto da chiedere provvisionali per un totale di 50 mila euro, ieri la parola è andata agli avvocati difensori. Il primo a parlare è stato Aldo Mirate, per Alessandro D’Onofrio, seguito dal collega romano Fusco che difendeva Cristiano Bucci. Entrambi hanno smontato l’accusa, punto per punto, soffermandosi soprattutto sulla difficoltà dei movimenti in carcere (anche per gli agenti), sull’impossibilità di transitare nei corridoi per andare a fare le asserite “spedizioni punitive” senza essere sorpresi dai colleghi in servizio di sorveglianza, sull’inattendibilità di alcune testimonianze chiave soprattutto quella di un ex agente che ha fatto dichiarazioni nel corso di un altro procedimento a suo carico. La parola è poi passata all’avvocato Alberto Pasta, che difendeva Marco Sacchi, Davide Di Bitonto e Gianfranco Sciamanna (l’unico per il quale la pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione). Secondo Pasta, rileggendo gli atti del dibattimento, non solo non sono stati provati i fatti denunciati (pestaggi, vessazioni, pressioni psicologiche sui due detenuti intese come privazioni del cibo, del riscaldamento, umiliazioni), ma anche le tempistiche dei presunti fatti non sarebbero state sufficientemente provate e vi sono molte incertezze e dubbi anche nel riconoscimento degli appartenenti a quelle che il pm ha definito “squadrette punitive” da mandare in visita alle celle dei detenuti che davano maggiormente fastidio. E sempre Pasta, come già aveva adombrato anche il collega Fusco, punta il dito sul fatto che i due detenuti che hanno denunciato di essere stati pestati e maltrattati, ebbero la possibilità, dopo la denuncia, di entrare in contatto, ipotizzando così una possibile concertazione sulle accuse e sulla versione dei fatti oggetto del processo.
La Caporetto dei treni
Questa volta le Ferrovie l’hanno fatta davvero grossa: una nevicata, neppure poi così straordinaria, ha costretto migliaia di pendolari a vere e proprie “deportazioni” dalle stazioni di partenza ai luoghi di lavoro. Gli indirizzi mail dei Comitati Pendolari, primo fra tutti quelli della linea Asti-Torino sono stati bombardati da testimonianze di persone che si sono trovati prigionieri di convogli e linee assolutamente inadeguate. Una per tutti, quella di Dario, villanovese, descrive sinteticamente la “vergogna” del treno rotto a Trofarello. «Con 45 minuti di ritardo prendo alle 9 un treno a Villanova per Torino. A Trofarello si rompe e ci fanno scendere per trasbordare sul “savona”; ci mettiamo un buon quarto d’ora per salire perchè funziona una porta su quattro e quelle agibili si aprono solo di 30/40 centimetri a causa del ghiaccio che le blocca da dentro costringendo la gente a fare contorsioni per infilarsi nel vagone e a passare valigie e bagagli dai finestrini. Partiamo da Trofarello e, dopo un chilometro ci fermiamo di nuovo perchè è scoppiato un tubo della motrice, bisogna aspettare che arrivi un locomotore per trainarci. Persone in piedi in tutti i corridoi e un solo bagno funzionante. A Porta Nuova arriviamo alle 12,15. Senza parole». E Anna? Lei voleva tornare a casa da Torino, ma, dalle 17, il primo treno è passato alle 18,40 portando a tre ore il viaggio da Trofarello ad Asti. Vergognose le foto scattate con i telefonini all’interno di tanti treni, con il ghiaccio e la neve che si accumulavano contro le porte scorrevoli che non si chiudevano bene durante i transiti.
Il giudice lascia Asti
Con la sentenza il giudice Riccardo Crucioli chiude la sua esperienza al tribunale di Asti. Il magistrato, arrivato nella nostra città nel luglio del 2005 come primo incarico, da lunedì prenderà infatti servizio come giudice di sorveglianza a Varese. Genovese, il dottor Crucioli è stato componente e presidente di alcuni collegi di giudice ma più spesso ha lavorato nella versione “monocratica”. Fra i processi più complessi quello all’ex sindacalista Fausto Cavallo, quello nato dall’operazione “Bubi” con decine di nomadi indagati per svariati reati, quello sulle irregolarità riscontrate nella realizzazione dell’Asti- Cuneo e, infine, questo con cinque agenti di polizia penitenziaria sui quali pendevano gravi accuse. Il dottor Crucioli se ne va con la manifestazione di grande apprezzamento per la sua esperienza astigiana: «In un contesto di giustizia spesso disastrata, il tribunale di Asti si distingue per la sua efficienza. Qui mi sono trovato benissimo sia con il personale, che è a dir poco fantastico, che con gli avvocati molto preparati».